Glossario

Palio del Niballo

Cenni storici

Il Palio del Niballo è la rievocazione storica caratteristica della città di Faenza.

Sin dal Medioevo in tutta la penisola italica si svolgevano tornei cavallereschi e giostre che vedevano lo scontro e la competizione dei più capaci fantini e cavalieri.

Nell’allora chiamata Faventia, le prime notizie risalenti ad una giostra sono quelle della Giostra del Barbarossa, risalente al 1164. L’imperatore Federico Barbarossa, che diede il suo nome alla quintana, volle fortemente che venisse messa su una manifestazione in cui le abilità cavalleresche e belliche dei faentini venissero testate.

Altre quattro furono le giostre ospitate a Faenza nel corso dei decenni successivi.

  • il Palio di San Nevolone risalente al 1280 del quale ci sono già le prime testimonianze delle suddivisioni in rioni;
  • il Palio dell’Assunta, detto bravium, voluto da Gian Galezzo I (della signoria dei Manfredi) si svolgeva a partire dal 1410 il 16 di Agosto ed il premio per il primo classificato era per l’appunto un palio, cioè un drappo in simbolo di vittoria di colore verde;
  • il Palio di San Pietro aveva come unica differenza con il bravium il colore del drappo, che era rosso. In alcune circostanze le gare venivano svolte dai soli cavalli senza fantini.
  • la Quintana del Niballo, di cui abbiamo le prime notizie nel 1596 e si svolgeva l’ultima settimana di carnevale. A partecipare erano solo i nobili possessori di un cavallo, mentre il resto del popolo parteggiava per i diversi signori in gara. Nel 1796, probabilmente per l’eco tumultuosa provenienza dalla Francia della Rivoluzione, fu il motivo dell’ultima Quintana di quel genere.

Il Palio del Niballo, ripreso in epoca moderna solo nel 1959, è una competizione che vede protagonisti i cinque Rioni della città che per l’occasione si trasformano nelle loro versioni cinquecentesche pronti a sfidarsi sotto il nome dei loro colori, dei loro stemmi.  La vittoria del Niballo e di alcune altre tenzoni paliesche, sono il centro nevralgico per il mese di giugno in tutta la città di Faenza.
La città ha quattro antiche porte medioevali, ad ognuna delle quali corrisponde un rione: il rione di Porta Ponte, il Rione Giallo, il rione di Porta Imolese, il Rione Rosso, il rione di Porta Ravegnana, il Rione Nero e il rione di Porta Montanara, il Rione Verde. Il quinto, il Borgo Durbecco, precedentemente chiamato Rione Bianco, non è mai stato geograficamente parte dei quartieri suddivisi dalla signoria dei Manfredi, ma il suo diritto alla partecipazione non è mai stato messo in dubbio grazie alle sue antiche origini.

Bigorda d’Oro

Due settimane prima del Palio del Niballo, dal 1997 ha luogo un’altra competizione chiamata Bigorda d’Oro. Questa gara, anche soprannominata “Palio dei giovani”, vede protagonisti esclusivamente cavalieri di giovane età che non abbiano mai gareggiato per il Niballo. Negli anni la competizione ha assunto una cruciale importanza per tutti i fantini che vengono allenati e formati nelle proprie scuderie rionali, preparandosi per gareggiare al Niballo. Oltre all’occasione di saggio della bravura di questi cavalieri, la Bigorda d’Oro è la prima vera sfida tra i Rioni, che tiene alta a polarizza l’attenzione su quella che poi sarà la resa di conti della quarta domenica di giugno. 

Il torneo della Bigorda segue le stesse regole del Palio, ma viene invece disputata dopo il tramonto. C’è però una regola che prevede che i fantini che abbiano già vinto un’edizione del Palio non possono partecipare alla Bigorda, favorendo così l’emergere di nuovi e freschi talenti, ai quali però è preclusa l’opportunità di gareggiare anche al Palio nello stesso anno. 

Il termine Bigorda deriva dalla lingua provenzale, dialetto occitanico, dall’antico “beort” che significa armeggiare in torneo. Ha nella sua radice anche la derivazione del termine latino vigor, che indica forza e robustezza fisica, necessarie per il combattimento e per le competizioni. 

Bigorda è anche il nome del tipo di lancia utilizzata nelle moderne giostre cavalleresche, una lancia di legno sufficientemente maneggevole e leggera. 

Il premio che il giovane vincitore di questa competizione ottiene è per l’appunto una lancia artigianale interamente realizzata in ceramica faentina, adornata da un puntale d’oro.

Torneo/Gara delle Bandiere

Una gara di fondamentale importanza che si svolge nelle settimane prima del Palio, è quella delle Bandiere. Come per il Palio esiste la Bigorda d’Oro dedicata ai giovani emergenti, così per il Torneo delle bandiere. La prima domenica di giugno è infatti dedicata alle competizioni tra sbandieratori più giovani.
Nella cornice di Piazza del Popolo di Faenza, il vero cuore della competizione pulsa nelle serate del terzo sabato e della terza domenica di giugno, giorni in cui si disputa il ‘Torneo degli Alfieri bandieranti e Musici’.  

Nella sera di sabato i rioni si scontrano in diverse specialità: del Singolo, della Piccola squadra (dai 4 ai 6 elementi), della Grande squadra (dagli 8 ai 16 elementi) e infine nella Gara dei Musici (che prevede anche suonatori di chiarina e tamburo fino ad arrivare a 20 elementi). 

La sera successiva si svolge la cerimonia del solenne Giuramento dei cavalieri che disputeranno il Palio. I rappresentanti dei rioni davanti al Podestà della Giostra e al Maestro di Campo, si impegnano davanti a tutta Piazza del Popolo di gareggiare e combattere lealmente per i colori del proprio Rione, rispettando le regole della Cavalleria. Dopo il giuramento, ha luogo la gara più antica e più sentita dell’intero torneo. Introdotta nel 1964, la Gara della Coppia Storica, vede gli Alfieri bandieranti dei cinque Rioni sfidarsi con eccelsa maestria. Al Rione che si aggiudica la vittoria, viene consegnata in premio una caratteristica botte da 50 litri di vino di Albana, che sarà protagonista dei festeggiamenti durante la notte.

La Federazione Italiana Sbandieratori (FISB) della quale anche Faenza è membro, compone la giuria per la competizione degli alfieri. Questo fa della gara un vero e proprio evento sportivo agonistico. Sebbene l’effetto coreografico del volteggiare dei velli e dei drappi possa ingannare, la preparazione sportiva che gli sbandieratori compiono prima della competizione è in tutto e per tutto assimilabile a quella di un atleta. 

Con l’accompagnamento dei tamburi e lo squillo delle chiarine, la piazza contornata da figuranti in costume, oltre a chi si esibisce nel suo numero, sprofonda completamente nella più accurata e trascinante atmosfera medievale.

Nott de Bisò

A distanza di sei mesi dalla disputa del torneo, il 5 gennaio, vigilia dell’Epifania, tutta la città si ritrova nella Piazza del Popolo di Faenza per la Nott de Bisò, manifestazione conclusiva del Palio del Niballo. 

Attingendo alle più antiche tradizioni legate al simbolismo della purificazione del fuoco, allo scoccare della mezzanotte del 5 gennaio, viene portato al centro della piazza un enorme fantoccio raffigurante Annibale, trainato da un carro di buoi. Questo fantoccio, vestito con i colori del Rione vincitore, viene fatto interamente bruciare, con un fuoco appiccato dal rappresentante dello stesso Rione vestito con gli abiti tipici manfrediani. Insieme al rogo, che vuole essere simbolo di rinnovamento e di passaggio ad un nuovo anno, un altro rito molto importante avviene quella stessa sera: la decapitazione del Niballo. A seconda della porzione della piazza, che indica un determinato rione, in cui finisce la testa del manichino, viene profetizzato il vincitore del Palio successivo.

Pochi minuti prima dell’inizio del rogo, vengono lanciati in aria dei palloncini gonfiati ad elio con i colori dei diversi rioni. Ad ogni palloncino è legato un biglietto omaggio per partecipare alle giostre del Palio. Spesso questi palloncini riescono ad uscire dalla regione e ad arrivare anche ben oltre i confini nazionali, con l’augurio che un evento di tale importanza per una singola città, possa raggiungere più persone possibili.

Il nome della festa è lo stesso della bevanda che tutti i partecipanti bevono durante la serata aspettando l’inizio del rogo. Il bisò è un vin brulè che viene servito caldo all’interno di recipienti di ceramica faentina chiamati gotti. Ogni anno i gotti vengono caratterizzati da decorazioni sempre diverse che incorniciano le raffigurazioni degli stemmi dei cinque Rioni e lo stemma della città. Un servizio completo di gotti oè così formato da sei ciotole e una brocca.
Il termine bisò, unicamente utilizzato all’interno dei confini faentini e la sua etimologia ha due interpretazioni. La prima si appella alla derivazione dialettale “dbì so”, espressione esortativa che significa “orsù bevete”. Ricerche più accurate invece, ci riportano al termine francese bischof, a sua volta derivante dall’inglese bishop. Entrambi i vocaboli stanno ad indicare un vino caldo e aromatizzato, ma in inglese può anche significare vescovo, quasi sicuramente il punto in comune è il colore della tonaca vescovile e il colore del vino.

Donazione dei Ceri

A partire dal 1997, nel giorno in cui a Faenza si celebra la festa della Beata Vergine delle Grazie, patrona della città, il secondo sabato di maggio, all’ora del Vespro, si tiene la cosiddetta Donazione dei Ceri.

Davanti al Duomo di Faenza, sul sagrato accanto alla porta d’ingresso principale si dispongono i musici delle delegazioni rionali, con un tamburino per Rione, e quelli del Gruppo Municipale, con tre chiarine e altri due tamburini. Lungo tutta la scalinata invece, si schierano una piccola folla di sbandieratori.
Dopo essere introdotti da squilli di tromba e dal ritmo dei tamburi, le composizioni delle delegazioni (dei rioni e del Gruppo Municipale) fanno il loro ingresso e attraversano la navata centrale della cattedrale. Nei primi banchi sotto all’altare, subito dopo i posti occupati dalle autorità della città, vengono fatti accomodare i capi rione, i portaceri e il Podestà della Giostra. 

Durante la celebrazione eucaristica, nel momento dell’offertorio i ceri dei rioni e del Gruppo Municipale, ognuno con il suo stemma disegnato al centro dei ceri alti un metro e mezzo, vengono donati alla Madonna delle Grazie. Essa nell’iconografia dell’affresco nel Duomo, viene rappresentata mentre spezza sei frecce, immagine delle avversità che lei riesce a combattere. Il vescovo poi, dona il Palio del Niballo al sindaco, che rappresenta la città nella sua interezza e al capo del Gruppo Municipale.

Fino alla quarta domenica di giugno, il Palio rimane nella cappella della Madonna delle Grazie, visibile a tutti i cittadini fino al giorno della competizione. Il drappo dipinto viene prelevato dal Podestà della Giostra e dal portapalio, che lo portano fin dentro lo stadio, dove i cavalieri sono pronti a gareggiare per vincere il Palio in premio.

Gruppo Municipale

Il Gruppo Municipale, accanto ai sei Rioni, rappresenta la sesta entità protagonista della manifestazione del Palio. Nacque nel 1959 come istituzione esterna ai vari epicentri rionali, raccogliendo sotto di sé tutti coloro che non appartengono a un rione vero e proprio ma hanno ugualmente il desiderio di partecipare alla manifestazione. Il Gruppo Municipale è quindi quell’entità super partes che però ha un ruolo di fondamentale importanza in tutte le attività del Niballo.

È proprio il Gruppo Municipale ad occuparsi di aprire il corteo storico che attraversa la città sia prima del Palio che prima della Bigorda d’Oro. Nella formazione del Gruppo spiccano le figure che hanno l’onere di regolare e monitorare il corretto svolgimento della gara nel rispetto del regolamento. Il Maestro di Campo si occupa principalmente della sfilata del Corteo, potendo intervenire per assicurarsi che le disposizioni vengano rispettate, durante tutto il corso dell’evento.
Il Podestà della Giostra invece è colui che esprime l’insindacabile giudizio durante la corsa del Niballo. È lui che conduce il Palio benedetto dal Duomo di Faenza allo stadio, inaugurando il torneo, e stabilendo i momenti in cui i la gara ha inizio e in cui sono previste le partenze dei cavalli. 

Il Gruppo Municipale è in sintesi la rappresentanza della città di Faenza. Il colore del gruppo è il blu e lo stemma sui loro stendardi è appunto quello della città, il leone rampante rosso che impugna una spada e indossa una corona d’oro.