Il Palio del Niballo di Faenza è una manifestazione di rievocazione storica che recupera le antiche tradizioni di tornei e tenzoni a cavallo che si svolgevano nella città fin dal XV secolo, anni in cui il territorio faentino era protagonista di lotte fra guelfi e ghibellini.
Dopo un’interruzione di un paio di secoli della manifestazione ispirata alla Quintana del Niballo, che si svolse fino al 1796, la macchina della memoria si è rimessa in moto riprendendo nel 1959 ad organizzare il torneo.
L’evento negli ultimi sessant’anni è stato – e continua ad essere – per la città il momento focale dell’anno. Tutto il mese di giugno significa per Faenza la commistione di tradizione, socialità e aggregazione, acquisendo per la città soprattutto un forte valore dal punto di vista storico e culturale.
I cinque rioni cittadini che partecipano alla tenzone, Rione Giallo, Rione Nero, Rione Rosso, Rione Verde e Borgo Durbecco, sono i protagonisti delle gare nell’ultima domenica di giugno, e vengono rappresentati ognuno da un cavaliere e dal suo cavallo.
La sfida si basa sull’abilità dei cavalieri nella corsa a cavallo e nell’uso della lancia.
Il bersaglio è il cosiddetto Niballo, un manichino di legno vestito alla moda saracena, che richiama il simbolo dell’antico e temutissimo nemico Annibale.
Il Niballo staziona tra le due corsie percorribili dai cavalieri, tendendo le due braccia lignee che i fantini sono chiamati a colpire con la lancia. Il primo a centrare il bersaglio si aggiudica un punto chiamato scudo. Al termine della gara, il Rione che ha ottenuto più scudi si aggiudica il Palio, ovvero lo stendardo simbolo della vittoria che viene impreziosito ogni anno dalle pennellate di un artista diverso.
Prima di ogni corsa del Niballo, lungo le strade della città sfila il Corteo Storico, che consiste in una rievocazione figurata degli ordinamenti, dei costumi e della munificenza che erano propri della Signoria faentina dei Manfredi. Questo casato esercitò il suo controllo sulla città ufficialmente dal 1313 al 1501. Il periodo però rappresentato nel corteo è quello che va da Gian Galeazzo I (1375- 1417) ad Astorgio III (1485- 1502). La famiglia si schierò sempre sotto la bandiera guelfa, distinguendosi come anima bianca rispetto alla rivale ghibellina Forlì.
Ogni Rione riproduce quindi, ognuno con i suoi figuranti per una complessità di più di 500, momenti di quotidianità e di gesta della Faenza del XV secolo. Sulla base di approfonditi studi e ricerche storico sociali, ogni aspetto della cultura dell’epoca viene attraversato: dall’ambito marziale, a quello civile, a quello più semplicemente sociale.
La forza che ancora oggi ha la rievocazione per la città e per i cittadini, affonda le radici fin dalle prime testimonianze di giostre nel territorio a metà dell’XI secolo tessendo un solido filo diretto con l’anima storica della città. Per l’intero mese di giugno i cittadini di ogni fascia d’età vestono i colori del loro Rione, sfoggiando il foulard con il simbolo del rione in ogni occasione.
Faenza ha quindi la fortuna e il merito di essere riuscita a mantenere intatta la memoria storica dei secoli e delle usanze che l’hanno vista nel suo massimo splendore, facendo di questa manifestazione non solo un evento cittadino ma un vero e proprio motivo di orgoglio.
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